Clarissa Costanzo è stata un’Aida di bella pasta vocale, dal colore e dal corpo di lirico-spinto pieno, all’italiana. Il soprano ha giocato le sue carte migliori in uno scaltrito e suggestivo cesello di piani e pianissimi, con una resa molto bella e convincente dei “Cieli azzurri” (e male non sarebbe stato se il direttore si fosse fermato un attimo per farle tributare il giusto applauso) e dei duetti con tenore e baritono, tra abbandoni chiaroscurati e lampi drammatici.
Nicola Salmoiraghi, I Teatri dell'Est
Clarissa Costanzo, d’altro canto, si mostra in tutta la forza del suo range vocale, con acuti sicuri e avvolgenti e centri ben estesi anche verso il basso; la sua è un’Aida dolente ed espressiva, ben fraseggiata, scenicamente presente a se stessa.
William G. Costabile Cisco, GB Opera
Clarissa Costanzo, Aida, (Capua 1991) diplomata a San Pietro a Majella con massimo di voti e menzione d’onore, licenziata dall’Accademia della Scala lo scorso anno, ha un materiale vocale importante e bellissimo timbro (così difficile da trovarsi). Ottima tecnica che le ha fatto imbroccare una serie di filati da antologia.
Carla Maria Casanova, Lo Spettacoliere
Clarissa Costanzo, nel ruolo di Amalia (scritto per una giovane Giovanna Casolla) convince pienamente, sia per l’uniformità di un timbro denso, cremoso, dal bel colore uniforme in basso come in alto, sia per la miriade di piccoli dettagli che conferisce ad un personaggio che, per la sua complessità, merita certamente di iscriversi nella galleria delle grandi figure femminili dell’opera novecentesca: un’artista da riascoltare al più presto in altri cimenti.
Nicola Cattò, Rivista Musica
Sugli scudi la prova di Clarissa Costanzo, Amalia espressiva e partecipe, in possesso di uno strumento vocale morbido e pastoso, di volume debordante e omogeneo in tutti i registri; appassionata la resa del duetto di “Villanova”, intriso di pathos lo struggente lamento finale.
Stefano Balbiani, Connessi all'Opera
La Costanzo sa attirare l’attenzione dell’ascoltatore fin dalle prime battute, grazie ho un mezzo vocale voluminoso, una linea di canto decisa capace anche di belle morbidezze, costruita in maniera totalmente organica al ruolo e caratterizzata da un suono tondo e smaltato.
William G. Costabile Cisco, GB Opera
Clarissa Costanzo, da cui siamo stati piacevolmente travolti, ha personificato, quasi trasfigurandosi, un’eccellente Donna Amalia, attraverso un’interpretazione quanto mai credibile, appassionante e vocalmente affascinante: il giovane soprano, oltre ad avere un timbro naturalmente bello, brunito, vellutato e ricco di armonici, canta davvero bene, con gusto, proprietà espressive e fraseggio variegato. Ogni suo intervento acquista lo spessore drammatico di cui necessita, anche nel primo atto, in cui la comicità bonaria si unisce a un impasto timbrico che già fa presagire i risvolti sensuali della seconda parte. Qui, poi, dà prova di omogeneità di registro e di apprezzabile controllo dei settori centrale ed acuto, su cui la parte insiste, specialmente per tutta la cosiddetta “Villanova”. Grande successo, meritato, agli applausi finali.
Mattia M. Merlo, Il trillo parlante
Spicca l’interpretazione di Clarissa Costanzo, che sbalza una Tosca appassionata ed elegante, raffigurata vividamente nel furore della gelosia come nell’afflizione dello sgomento e nella capacità di resistere. Una voce omogenea e ricca di armonici, di estrema saldezza nei centri, gli acuti proiettati con forza e nitore. Con un canto modulato e punteggiato da accenti, è alquanto espressiva nelle scene in Sant’Andrea, disperatamente irruenta con Scarpia, per rendere poi il duetto conclusivo in una grande varietà di fraseggio. In “Vissi d’arte” esibisce mezze voci e una lunga ed accurata tenuta delle note, plasmando la romanza con dolore e dolcezza.
Andrea Poli, Opera Libera
Una rivelazione, per il sottoscritto, il soprano Clarissa Costanzo, davvero ammirevole in un appassionato “Morrò, ma prima in grazia” dal Ballo: voce bella ed ampia, impostata benissimo e, soprattutto, duttile nelle dinamiche caratterizzate da piani e pianissimi esposti con ottime emissione.
Andrea Merli - I Teatri dell'Est
Ottima anche Clarissa Costanzo che ha dato vita alla sua Amelia del Ballo in Maschera, cantando una vibrante “Morrò ma prima in grazia”.
Domenico Gatto, OperaWorld
La migliore sorpresa della serata proviene dalla protagonista, Clarissa Costanzo, come scoprire un tesoro nascosto in una scatola misteriosa. La sua voce è allo stesso tempo acuta e ricca, piena di emozione, capace di commuovere con il suo canto italiano. Precedentemente, ho ascoltato altri meravigliosi soprani in concerto con l'orchestra sinfonica di Pechino come Hui He oppure Olga Peretyatko, ma tra i soprani ascoltati nell'opera lei è stata decisamente la migliore.
NCPA Beijing Press
Clarissa Costanzo affascina nei panni di una sensuale Elcia, grazie a un repertorio emotivo e timbrico di grande ricchezza.
Stefan Ender, Der Standard
Clarissa Costanzo interpreta con il suo ricco strumento una Elcia determinata che si armonizza perfettamente con la voce di Osiride, in duetti spesso molto potenti e commoventi.
Jean Marcel Humbert, Forum Opera
Nel ruolo di Elcia, Clarissa Costanzo rivela una voce e una tecnica da soprano di prim'ordine, unite a una vera presenza scenica; di certo avrà una grande carriera davanti a sé.
Allan Altman, American Record Guide
Clarissa Costanzo dota la sua amata Elcia di un caldo timbro quasi mezzosopranile, possiede una grande drammaticità negli acuti e rende comprensibili le sofferenze di una giovane donna tormentata e innamorata.
Omm.de